Per quanto riguarda la fatica, posso dire di essermi comprata un’agenda cartacea per capire meglio quando ho del tempo libero, perché sul calendario digitale non riuscivo proprio a individuarlo.
E niente, per ora continuo a sfogliare pagine e settimane alla ricerca di un sacrosanto momento libero, ma non lo trovo.
E la domanda che mi faccio è sempre la stessa: come diamine siamo arrivati a questa situazione?
la frase che io e le mie amiche ripetiamo più spesso è "non ho tempo", corriamo da una parte all'altra, e lo studio o il lavoro e la casa e la spesa e gli imprevisti quotidiani (che non mancano mai), poi quel minimo di relazioni personali e sociali di cui devi prenderti cura. La cosa che trovo molto spaventosa è che a volte si fa fatica anche a prendersi cura delle persone che fanno parte delle propria vita e a cui vogliamo bene. Mi è capitato di pensare "speriamo non mi scriva e che oggi tutto le vada bene". E io sono una di quelle che quando non sta bene il paletto lo mette "no, ora non riesco a starti dietro scusami, ne parliamo dopo". Ma dopo quando? Sono oberata di cose da fare, scadenze da rispettare. E non basta la consapevolezza di essere immerse in una società della performance e capitalista che pretende che siamo sempre tutt a mille, o diamo il nostro massimo (in tutti gli ambiti) o anneghiamo. Sono andata a fare spesa con una mia amica una settimana fa e l'ho vista che si muoveva in fretta e furia tra gli scaffali, alla cassa doveva sbrigarsi, a casa è tornata correndo. Quando abbiamo smesso di pensare già a cosa dovremmo fare dopo godendoci ciò che stiamo facendo ora? Quando le esigenze delle nostre amiche sono diventate un peso invece che un rapporto di cura reciproca? Ecco, champagne problems rispetto ad altri, sicuramente. Ma nel mio personale microcosmo ho osservato questo sistema (e ne sono stata anche partecipe). Stress e burn out sono diventati due termini fin troppo comuni. Ecco, io non ho la soluzione. Ho parlato con le mie amiche, quelle che mi conoscono veramente e che sanno quanto amore provo nei loro confronti. Loro non solo mi comprendono e riconoscono i miei limiti (che fin dagli albori dell'amicizia ho messo in chiaro, onde evitare traumi precedenti e dopo un sano percorso di psicanalisi) ma mi hanno detto che il peso che ho sulle mie spalle si può condividere. Siamo tutte sulla stessa barca. Perche "se vuoi il tempo lo trovi" per me è una cazzata. È una questione di incastri al giorno d'oggi. Quindi, ho deciso di ritagliarmi un po' di tempo durante la giornata per non fare niente. "Sapete che c'è, io mi fermo." E fermarsi in questo tipo di società è un atto un po' da ribelle, no? Ho il privilegio di potermi ritagliare un po' di tempo durante la giornata per fermarmi, senza pensare a ciò che dovrò fare dopo (è questa la vera sfida). E se all'inizio il senso di colpa indotto dalla performance era un fardello molto pesante, ora la sua dimensione è diminuita. Non anticipo i tempi, non mi importa se arrivo al limite delle scadenze e se quell'amica che ha problemi con il ragazzo mi scrive dico comunque "che palle, quello è un toporagno" ma le rispondo (con i miei tempi) perchè i rapporti sono linfa e vanno essere curati. E perche scegliamo a vicenda di dedicare l'una all'altra il nostro tempo, che qua a me sembra che se ne vogliano appropriare a tutti i costi del tempo. Anche io mi sto dedicando del tempo: ultimamente mi piace girare per Roma senza meta e infilarmi in un bar a caso; prendo un succo e sto lì un'ora circa. Osservo. Sembra sia una sorta d'ora d'aria, sembra che siamo in galera e forse ci siamo per davvero: una prigione puramente e tipicamente capitalista. E quindi il mio piccolo atto di ribellione per evadere dalla prigione è fermarmi, andare in un bar e osservare. Consapevole che poi la vita frenetica piena di scadenze e responsabilità dopo torna. Ma in quel momento non ci penso, lasciatemi il mio succhino alla pesca.
Da più di un mese sto in cassa integrazione al 50%. E' doloroso da un punto di vista economico ma, dopo i primi giorni di spaesamento, rinfrancante dal lato stanchezza. Stanchezza che a me sembra di avere addosso da sempre, pesante come un cappotto di lana spigata in piena estate. Vengo da una provincia dove l'etica del lavoro e del dovere te la mettono nel biberon con il latte, guai a poltrire! Ora il mio weekend comincia alle 12 del mercoledì. E quindi posso concedermi di non fare nulla per giorni interi, proprio stare a letto e guardare vecchi film e mangiare gli scatolini di purea di mele, oppure di fare la Marie Kondo pazza e sistemare le scarpe in garage, oppure ancora andare a giocare a carte con mio padre. E' un tempo dilatato, dove ogni cosa può essere fatta a un ritmo più lento. Non ho soldi per prendere un aereo ma posso camminare da sola in montagna, dove in settimana si incontrano solo comitive di atletici over 70 che mi chiamano signorina e a me, sta cosa, fa meglio di un timbro sul passaporto. E meno cose faccio, meglio mi sento.
Sto in una realtà industriale grande, quelle che una volta erano il fiore all'occhiello del paese, ora mangiata dall'interno da fondi speculativi stranieri. Fino a marzo siamo coperti dagli ammortizzatori sociali e al sicuro, poi vedremo. Picchetteremo, eventualmente, con la faccia riposatissima.
Per dare un po' di contesto: la dichiarazione di Tajani era un tentativo (maldestro) di far rientrare il progetto del ponte sullo Stretto nella categoria "spese militari" (che devono arrivare al 5% del PIL dopo l'accordo stretto dal governo con la NATO). Successivamente la proposta è stata respinta dagli Stati Uniti, che l'hanno definita una "contabilità creativa" e hanno ribadito che le infrastrutture civili non rientrano in tali categorie. Mi verrebbe da dire: cornuti e mazziati.
Se mi fermo mi sento in colpa, di una colpa sottile, che è la portavoce di una severità interna che mi chiedere sempre un prodotto, un profitto, una prestazione.
Probabilmente se mettessi in agenda uno spazio di riposo me lo concederei di più.
Forse possiamo ricordarci che è possibile perdersi qualcosa, apparentemente, per guadagnare uno spazio ampio di respiro, ché siamo tutti in apnea.
Vivo e lavoro come infermiera in Olanda da ormai 7 anni e una delle cose per cui ringrazio ogni giorno è proprio il modo in cui si approcciano al fine vita. L'eutanasia è una cosa molto complessa anche qui, vi sono mille passaggi da attraversare per potervi accedere (giustamente). Però ogni volta che si accede ad un ospedale si firmano dei moduli con delle scelte che devono tassativamente essere rispettate dal personale medico (rianimazione, ventilazione, addirittura l'uso di antibiotici).
Una legge sul fine vita non significa che chiunque possa svegliarsi un mattino e decidere di andare in un ospedale qualunque e chiedere un'iniezione letale, ma significa restituire dignità alla morte, a chi muore e a chi con essa lavora
Non so più dare tempo e energie a idee curiosità passioni. Il tempo che non è lavoro e che non è impegno lo riesco a costruire solo come silenzio e immobilismo. Questo mi rende triste, un po' più opaca ogni giorno. È così stacco eh con il divano e la TV stupidina in sottofondo. Ma non mi nutro più.
Suggerirei al Ministro Tajani il libro Aspettando i barbari di Coetzee. Breve Ministro eh, se lo legge facile-facile in una trasferta veloce mentre và a vedere la Juve, ma illuminante.
Nel caso adatto anche per il plastico architettonico dello ponte sullo Stretto, come pilone può funzionare.
Mi sono appena resa conto che anche io non stacco, perché quando posso farlo scelgo invece di dedicarmi a guardare serie TV, film o leggere. E quindi in realtà non mi fermo, anche se all'apparenza a me sembra di sì. Nessun suggerimento utile da parte mia Daniè, mi dispiace 😅 solo constatazioni della realtà.
Sottoscrivo ogni parola.
Per quanto riguarda la fatica, posso dire di essermi comprata un’agenda cartacea per capire meglio quando ho del tempo libero, perché sul calendario digitale non riuscivo proprio a individuarlo.
E niente, per ora continuo a sfogliare pagine e settimane alla ricerca di un sacrosanto momento libero, ma non lo trovo.
E la domanda che mi faccio è sempre la stessa: come diamine siamo arrivati a questa situazione?
Continuo a fatica. Spero in un futuro al mare, senza scadenze.
Mio sogno
due gemelle una scelta libera
un ponte =un cazzata ... una via di fuga per cosa eruzioni, terremoti e certo! rimane li in piedi fermo, rassicurante e funzionale
le spalle pesanti da portare ma sostengono il ns. mondo, un mondo tutto ns. che nessuno condivide ... altrimenti sarebbero più leggere ...
Come faccio: ah, amica. Tu sai.
Sopporto furlanamente la fatica e spero di farne meno in un futuro che non arriva mai.
la frase che io e le mie amiche ripetiamo più spesso è "non ho tempo", corriamo da una parte all'altra, e lo studio o il lavoro e la casa e la spesa e gli imprevisti quotidiani (che non mancano mai), poi quel minimo di relazioni personali e sociali di cui devi prenderti cura. La cosa che trovo molto spaventosa è che a volte si fa fatica anche a prendersi cura delle persone che fanno parte delle propria vita e a cui vogliamo bene. Mi è capitato di pensare "speriamo non mi scriva e che oggi tutto le vada bene". E io sono una di quelle che quando non sta bene il paletto lo mette "no, ora non riesco a starti dietro scusami, ne parliamo dopo". Ma dopo quando? Sono oberata di cose da fare, scadenze da rispettare. E non basta la consapevolezza di essere immerse in una società della performance e capitalista che pretende che siamo sempre tutt a mille, o diamo il nostro massimo (in tutti gli ambiti) o anneghiamo. Sono andata a fare spesa con una mia amica una settimana fa e l'ho vista che si muoveva in fretta e furia tra gli scaffali, alla cassa doveva sbrigarsi, a casa è tornata correndo. Quando abbiamo smesso di pensare già a cosa dovremmo fare dopo godendoci ciò che stiamo facendo ora? Quando le esigenze delle nostre amiche sono diventate un peso invece che un rapporto di cura reciproca? Ecco, champagne problems rispetto ad altri, sicuramente. Ma nel mio personale microcosmo ho osservato questo sistema (e ne sono stata anche partecipe). Stress e burn out sono diventati due termini fin troppo comuni. Ecco, io non ho la soluzione. Ho parlato con le mie amiche, quelle che mi conoscono veramente e che sanno quanto amore provo nei loro confronti. Loro non solo mi comprendono e riconoscono i miei limiti (che fin dagli albori dell'amicizia ho messo in chiaro, onde evitare traumi precedenti e dopo un sano percorso di psicanalisi) ma mi hanno detto che il peso che ho sulle mie spalle si può condividere. Siamo tutte sulla stessa barca. Perche "se vuoi il tempo lo trovi" per me è una cazzata. È una questione di incastri al giorno d'oggi. Quindi, ho deciso di ritagliarmi un po' di tempo durante la giornata per non fare niente. "Sapete che c'è, io mi fermo." E fermarsi in questo tipo di società è un atto un po' da ribelle, no? Ho il privilegio di potermi ritagliare un po' di tempo durante la giornata per fermarmi, senza pensare a ciò che dovrò fare dopo (è questa la vera sfida). E se all'inizio il senso di colpa indotto dalla performance era un fardello molto pesante, ora la sua dimensione è diminuita. Non anticipo i tempi, non mi importa se arrivo al limite delle scadenze e se quell'amica che ha problemi con il ragazzo mi scrive dico comunque "che palle, quello è un toporagno" ma le rispondo (con i miei tempi) perchè i rapporti sono linfa e vanno essere curati. E perche scegliamo a vicenda di dedicare l'una all'altra il nostro tempo, che qua a me sembra che se ne vogliano appropriare a tutti i costi del tempo. Anche io mi sto dedicando del tempo: ultimamente mi piace girare per Roma senza meta e infilarmi in un bar a caso; prendo un succo e sto lì un'ora circa. Osservo. Sembra sia una sorta d'ora d'aria, sembra che siamo in galera e forse ci siamo per davvero: una prigione puramente e tipicamente capitalista. E quindi il mio piccolo atto di ribellione per evadere dalla prigione è fermarmi, andare in un bar e osservare. Consapevole che poi la vita frenetica piena di scadenze e responsabilità dopo torna. Ma in quel momento non ci penso, lasciatemi il mio succhino alla pesca.
Da più di un mese sto in cassa integrazione al 50%. E' doloroso da un punto di vista economico ma, dopo i primi giorni di spaesamento, rinfrancante dal lato stanchezza. Stanchezza che a me sembra di avere addosso da sempre, pesante come un cappotto di lana spigata in piena estate. Vengo da una provincia dove l'etica del lavoro e del dovere te la mettono nel biberon con il latte, guai a poltrire! Ora il mio weekend comincia alle 12 del mercoledì. E quindi posso concedermi di non fare nulla per giorni interi, proprio stare a letto e guardare vecchi film e mangiare gli scatolini di purea di mele, oppure di fare la Marie Kondo pazza e sistemare le scarpe in garage, oppure ancora andare a giocare a carte con mio padre. E' un tempo dilatato, dove ogni cosa può essere fatta a un ritmo più lento. Non ho soldi per prendere un aereo ma posso camminare da sola in montagna, dove in settimana si incontrano solo comitive di atletici over 70 che mi chiamano signorina e a me, sta cosa, fa meglio di un timbro sul passaporto. E meno cose faccio, meglio mi sento.
Ma i sembra tutto meraviglioso, spero che arrivino dei soldi che si occupino del 50% che resta, ma a leggerlo così mi è parso un paradiso
Sto in una realtà industriale grande, quelle che una volta erano il fiore all'occhiello del paese, ora mangiata dall'interno da fondi speculativi stranieri. Fino a marzo siamo coperti dagli ammortizzatori sociali e al sicuro, poi vedremo. Picchetteremo, eventualmente, con la faccia riposatissima.
Per dare un po' di contesto: la dichiarazione di Tajani era un tentativo (maldestro) di far rientrare il progetto del ponte sullo Stretto nella categoria "spese militari" (che devono arrivare al 5% del PIL dopo l'accordo stretto dal governo con la NATO). Successivamente la proposta è stata respinta dagli Stati Uniti, che l'hanno definita una "contabilità creativa" e hanno ribadito che le infrastrutture civili non rientrano in tali categorie. Mi verrebbe da dire: cornuti e mazziati.
Be kind to yourselves 🫶 and see what it’s tricking the habits https://open.substack.com/pub/brainhealthdecoded/p/how-to-trick-your-brain-into-doing?r=58em0z&utm_medium=ios
..& Guidalberto Bormolini?
Grazie delle vostre condivisioni 🙏
Se mi fermo mi sento in colpa, di una colpa sottile, che è la portavoce di una severità interna che mi chiedere sempre un prodotto, un profitto, una prestazione.
Probabilmente se mettessi in agenda uno spazio di riposo me lo concederei di più.
Forse possiamo ricordarci che è possibile perdersi qualcosa, apparentemente, per guadagnare uno spazio ampio di respiro, ché siamo tutti in apnea.
Vivo e lavoro come infermiera in Olanda da ormai 7 anni e una delle cose per cui ringrazio ogni giorno è proprio il modo in cui si approcciano al fine vita. L'eutanasia è una cosa molto complessa anche qui, vi sono mille passaggi da attraversare per potervi accedere (giustamente). Però ogni volta che si accede ad un ospedale si firmano dei moduli con delle scelte che devono tassativamente essere rispettate dal personale medico (rianimazione, ventilazione, addirittura l'uso di antibiotici).
Una legge sul fine vita non significa che chiunque possa svegliarsi un mattino e decidere di andare in un ospedale qualunque e chiedere un'iniezione letale, ma significa restituire dignità alla morte, a chi muore e a chi con essa lavora
La civiltà. Ho fatto il testamento biologico anni fa e ogni volta mi chiedo se in Italia le mie volontà verranno rispettate.
Non so più dare tempo e energie a idee curiosità passioni. Il tempo che non è lavoro e che non è impegno lo riesco a costruire solo come silenzio e immobilismo. Questo mi rende triste, un po' più opaca ogni giorno. È così stacco eh con il divano e la TV stupidina in sottofondo. Ma non mi nutro più.
Suggerirei al Ministro Tajani il libro Aspettando i barbari di Coetzee. Breve Ministro eh, se lo legge facile-facile in una trasferta veloce mentre và a vedere la Juve, ma illuminante.
Nel caso adatto anche per il plastico architettonico dello ponte sullo Stretto, come pilone può funzionare.
Scusa hai detto plastico senza dire Bruno Vespa, forse è un refuso?
Bruno Vespa È plastico 😂
Mi sono appena resa conto che anche io non stacco, perché quando posso farlo scelgo invece di dedicarmi a guardare serie TV, film o leggere. E quindi in realtà non mi fermo, anche se all'apparenza a me sembra di sì. Nessun suggerimento utile da parte mia Daniè, mi dispiace 😅 solo constatazioni della realtà.