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Avatar di enrica ravasio

Da più di un mese sto in cassa integrazione al 50%. E' doloroso da un punto di vista economico ma, dopo i primi giorni di spaesamento, rinfrancante dal lato stanchezza. Stanchezza che a me sembra di avere addosso da sempre, pesante come un cappotto di lana spigata in piena estate. Vengo da una provincia dove l'etica del lavoro e del dovere te la mettono nel biberon con il latte, guai a poltrire! Ora il mio weekend comincia alle 12 del mercoledì. E quindi posso concedermi di non fare nulla per giorni interi, proprio stare a letto e guardare vecchi film e mangiare gli scatolini di purea di mele, oppure di fare la Marie Kondo pazza e sistemare le scarpe in garage, oppure ancora andare a giocare a carte con mio padre. E' un tempo dilatato, dove ogni cosa può essere fatta a un ritmo più lento. Non ho soldi per prendere un aereo ma posso camminare da sola in montagna, dove in settimana si incontrano solo comitive di atletici over 70 che mi chiamano signorina e a me, sta cosa, fa meglio di un timbro sul passaporto. E meno cose faccio, meglio mi sento.

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Avatar di Elena

Vivo e lavoro come infermiera in Olanda da ormai 7 anni e una delle cose per cui ringrazio ogni giorno è proprio il modo in cui si approcciano al fine vita. L'eutanasia è una cosa molto complessa anche qui, vi sono mille passaggi da attraversare per potervi accedere (giustamente). Però ogni volta che si accede ad un ospedale si firmano dei moduli con delle scelte che devono tassativamente essere rispettate dal personale medico (rianimazione, ventilazione, addirittura l'uso di antibiotici).

Una legge sul fine vita non significa che chiunque possa svegliarsi un mattino e decidere di andare in un ospedale qualunque e chiedere un'iniezione letale, ma significa restituire dignità alla morte, a chi muore e a chi con essa lavora

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Assolutamente, procediamo.