La vendetta è un ballo in maschera
E della letteratura, dello spazio per la vita, della bravura di Francesca Crescentini
Conosco Francesca Crescentini da quando era per tutti solo Tegamini, e credo di essere arrivata a lei nello stesso modo in cui lo ha fatto chiunque, cioè attraverso uno schermo. Francesca, in tempi non sospetti dal suo account Snapchat e poi dalle storie Instagram faceva una cosa che a nessun altro è mai riuscita così bene: parlava di libri. C’è una posa, di solito molto sgradevole, di chi parla di letteratura online, comune a chi parla di arte. Le persone si sentono legittimate, dall’alto del loro comodino pieno di classici e ultime uscite, a far sentire inferiori i lettori scarsi, amatoriali, quelli che per capacità o formazione sono rimasti un filo indietro. Da lì nasce un altro atteggiamento altrettanto sgradevole per chi frequenta il contesto dei book lovers in rete: la fomo. Se non hai letto il titolo imperdibile entro due settimane dall’uscita come pensi di sopravvivere nelle cene di quelli che contano? Negli anni ho mollato quasi tutti i creators che parlavano di libri, ma Tegamini no, lei è irrinunciabile. Il motivo è la sua gentilezza estrema, il suo gusto, la bellezza del suo eloquio, la sua curiosità, la sua memoria infallibile - bei tempi quelli in cui un utente chiedeva una buona storia di una famiglia magari ambientata nel sud Italia e nel primo dopoguerra e lei sfornava all’impronta consigli, suggerimenti, titoli e traduzioni con una precisione invidiabile. Negli anni, con la stessa frequenza con cui anche altri, me compresa, ricevevano lo stesso commento, le è stato chiesto a cadenza regolare quando ci avrebbe regalato un suo libro, e lei, che è traduttrice e che con le case editrici ha lavorato già in passato, nicchiava, prendeva tempo, fino a oggi. Per fortuna.
Il libro La vendetta è un ballo in maschera - Un anno con Il conte di Montecristo è arrivato ed è diverso da come io, e credo in molti, lo avrebbero mai immaginato. Francesca cerca un pretesto, forse per dare a se stessa la motivazione di mettere il proprio nome in copertina, e nei libri lo trova: non ha mai letto Il conte di Montecristo, il tomone capolavoro di Alexandre Dumas pubblicato a puntate tra il 1844 e il 1846. Lo sceglie perché parla di vendetta, per riempire un vuoto, per essere risucchiata in una storia megalomane, totale, mentre nella sua vita si coltiva un dolore enorme, la perdita di sua mamma, amatissima, adorata anche da chi abitualmente segue le sue vicende quotidiane sui social. Nella letteratura comprensibilmente cerca riparo Francesca, e lo ottiene, nel metodo di approfondimento e di studio dell’autore, nella narrazione di un altrove di finzione così sofisticato, di una mappa storica così distante da noi, nella concessione di un’impresa galattica come è affrontare un testo del genere al tempo degli 8 secondi di attenzione da scrolling. Ci racconta Edmond Dantès, ci spiega le vicende biografiche di Dumas, ci porta a Parigi, a Marsiglia, ci accompagna in questa piccola e innocente ossessione, ma tra le righe ci lascia vedere il senso di malinconia, di ingiustizia, questa necessità di tenersi a galla nella sofferenza e allora del conte, con tutto il rispetto, ce ne frega molto poco. Ci frega di questa donna, dei suoi due bambini, dei ricordi che ha della madre prima dell’insopportabile malattia, e senza che vi spoileri troppo, del suo essere figlia, madre a sua volta, piccola e grande. Non mi aspettavo questa intimità, eppure Francesca è riuscita a crearla con la misura che la contraddistingue, con la riservatezza garbata che ha sempre mostrato al pubblico, ma facendo un passo in più, forse protetta dalla letteratura, dallo spazio delle pagine in cui, è evidente, si sente a casa. Si scopre, in un modo commovente, e noialtri si tifa per lei e si piange, in questo intervallare alle pagine mitiche delle vicende del conte le sue, le nostre miserie e conquiste così umane, così profondamente normali.
C’è molto in questo libro, molto più di quanto potessi sospettare alla notizia che Tegamini era finalmente una scrittrice. C’è un ottimo lavoro, e quello sì potevamo aspettarcelo. E non sentitevi in difetto se non avete letto Dumas, vi farà venire voglia di farlo (e vi spoilererà qualcosina qui e lì).
Brava Francesca, congratulazioni per il tuo primo libro.
E viva sempre Tegamini.






