Imparare a tremare
Chandra Livia Candiani e Viola Sartoretto
Non voglio imparare a non aver paura, voglio imparare a tremare. Non voglio imparare a tacere, voglio assaporare il silenzio da cui ogni parola vera nasce. Non voglio imparare a non arrabbiarmi, voglio sentire il fuoco, circondarlo di trasparenza che illumini quello che gli altri mi stanno facendo e quello che posso fare io. Non voglio accettare, voglio accogliere e rispondere. Non voglio essere buona, voglio essere sveglia. Non voglio fare male, voglio dire: mi stai facendo male, smettila. Non voglio diventare migliore, voglio sorridere al mio peggio. Non voglio essere un’altra, voglio adottarmi tutta intera. Non voglio pacificare tutto, voglio esplorare la realtà anche quando fa male, voglio la verità di me. Non voglio insegnare, voglio accompagnare. Non è che voglio così, è che non posso fare altro.
Questa analisi del testo di Micelio dovrebbe chiamarsi analisi dell’essere.
Chandra Livia Candiani è una poetessa, una maestra del pensiero per quanto mi riguarda, rivelatrice di forme profonde del sentire e dell’esistere.
Viola Sartoretto è un’attrice, ma temo sia riduttivo, è una delle anime più sensibili all’arte e alla meraviglia che abbia mai incontrato.
Ieri Viola mi ha inviato questa sua lettura del testo via whatsapp, era per un provino, ne sono rimasta folgorata e gliel’ho chiesta in regalo per noi. Mi ha commosso, mi ha spezzato, mi ha riportata al senso. Parlo alle donne, mi sembra che mi parlino sempre le donne, mi sembra che sappiano cogliere l’essenza delle cose, che afferrino la luce in un modo ancora, disperatamente, inibito alla maggior parte dei maschi, non so per colpa di chi. Le donne sono la mia fonte di saggezza e il mio contraltare di gioia: gli uomini non ne sono esclusi, affatto, sono i benvenuti, e quando arrivano condividono il viaggio senza sentirsi depredati, ed è una felicità vederci insieme, amalgamati, presenti, è quello che chiedo al futuro. Ho bisogno di tutto quello che queste parole e questa voce dicono: della trasparenza, dell’intensità, dell’innocenza e della forza. Sono importanti i “non voglio” tanto quanto i “voglio” in questa poesia, sono dichiarazione di confine, intenzione, desiderio, espressione di sé, sono un manifesto programmatico. Sono un mantra di resistenza. Appena mi soffermo su una frase quella successiva mi strattona, mi mangia, mi trascina, mi ricorda che c’è altro, c ‘è altro, c’è molto altro, io posso avere tutto. Posso essere tutto. Devo essere tutto, devo assecondare e camminare, procedere verso la mia natura infinita, devo dire ad alta voce quello che voglio, ricordarlo a me, comunicarlo agli altri. Mi sembra che non ci sia metodo più prezioso, eppure elementare: come mai non ce lo insegnano da piccole?
Insegniamolo noi allora, l’una con l’altra, l’uno con l’altro, troviamo le parole e le voci che sanno dire meglio quello che vorremmo sentire e amplifichiamolo, connettiamolo, “miceliamolo”. Quello che succede in questo articolo è il motivo per cui ho aperto questa newsletter: stiamo insieme, ricordiamoci a vicenda parole buone, stiamo vicini, presentiamoci le persone che meritano la nostra attenzione e il nostro ascolto, cresciamo un bosco. Sono grata per ogni seme che arriverà.
La poesia è contenuta in Il silenzio è cosa viva, 2018, pubblicato da Einaudi
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Rendersi conto che esistono e possono esistere ancora messaggi/contenuti/persone che scuotono qualcosa di diverso dal disgusto, la paura, l’inquietudine a cui siamo ormai abituati; ecco trovarsi questo post a inizio giornata ti fa riaccendere un po’ di questa speranza 🫂
Infinita gratitudine per questa inaspettata, quanto inconsapevolmente attesa, meraviglia.